
La questione greca si sta sempre più caratterizzando come il punto cruciale della storia economica contemporanea: da una parte un baratro che rischia di far scivolare in sé tutta l’economia europea e, di conseguenza, quella mondiale; dall’altra un piccolo sentiero impervio e in salita, che però conduce ad una radura fiorita. Sapranno gli uomini forti che tengono in mano le redini dell’economia e della finanza svoltare nella direzione giusta?
Svoltare, certo, perché una svolta non è solo auspicabile, ma, in questa situazione, incombente e necessaria. Si tratta, appunto, di svoltare nella direzione esatta: non chiudersi in un irragionevole protezionismo, ma neanche lasciarsi prendere da un furore troppo liberista. È necessario, invece, stabilire poche ma chiare regole che ostacolino una speculazione senza limite e senza etica e che rendano i complessi meccanismi finanziari globali più trasparenti e più alla portata dei piccoli investitori, che si ritrovano a navigare a vista in un mare di squali. Soprattutto, è necessario rendere la finanza maggiormente indipendente dalla carta e più fondata sulla terra, sul lavoro, sulla produzione, sull’economia reale.
Ma non voglio fornire ricette miracolistiche per uscire da questa crisi. A ciò penseranno studiosi, economisti, politici, uomini di governo che hanno sicuramente più carte e più competenze di un povero studente di Liceo scientifico come me.
Non voglio né ho l’arroganza di farlo. Intendo, invece, cercare di tranquillizzare coloro che hanno investito i risparmi di una vita sperando nella ripresa e che, oggi, vivono in un momento di panico. Perché la paura è cattiva consigliera e può portare a compiere azioni scellerate e, queste sì, veramente dannose per i propri risparmi, piccoli o grandi.
In questi giorni i titoli greci sono crollati sotto una pioggia di notizie, illazioni, congetture che hanno creato una situazione di tensione e di sfiducia: voci di default immediato, proposte di tagliare del 25% il debito pubblico del Paese facendo pagare una gestione scellerata ai creditori, abbassamenti di rating da parte delle più quotate agenzie, tassi che crescono a dismisura evidenziando il pericolo d’insolvenza della Grecia…
La situazione è drammatica? Certo, non lo si può negare. È drammatica, ma non senza via d’uscita.
Nel 1992 l’Italia fu colpita da una crisi che, sotto certi aspetti, può ricordare quella greca, soprattutto perché i titoli di Stato iniziarono ad avere tassi esorbitanti – robe intorno al 11-12% all’anno. La situazione venne risolta con un’azione incisiva da parte del Presidente del Consiglio Giuliano Amato, che portò ad una forte svalutazione della lira ma che almeno salvò il Paese dal fallimento.
Oggi un’operazione del genere non sarebbe più possibile, in quanto la Grecia non può più avvalersi di una moneta nazionale, ma è entrata a far parte a tutti gli effetti dell’Eurozona. E non esiste la possibilità di svalutare l’euro.
D’altro canto, però, proprio appartenendo all’Eurozona, la Grecia ha un’economia strettamente legata con quelle degli altri Paesi europei che utilizzano l’euro come valuta corrente. Un eventuale default, o fallimento che dir si voglia, dell’economia greca intaccherebbe fortemente anche quei Paesi: si è potuto notare una piccola avvisaglia di ciò con il declassamento del rating – punteggio che indica la stabilità e la solvibilità di un titolo emesso da un determinato ente – anche del Portogallo. Certamente, i primi Paesi ad essere colpiti sarebbero quelli che presentano una grande fragilità economica: Portogallo, appunto, ma anche Spagna, Slovenia, Austria, Cipro, Irlanda. E, in secondo luogo, il Regno Unito, l’Italia, la Francia. E la stessa Germania, che sembra così restia ad aiutare e a finanziare.
Con un crollo dell’economia europea, si determinerebbe un’enorme flessione anche in America, in Asia, nel mondo. Sarebbe la fine del capitalismo e dell’era globalizzata.
Tutto questo scenario catastrofico per sottolineare il fatto che è nell’interesse di tutti cercare di “spegnere l’incendio che ha colpito la casa del vicino”- come ricordato dal MEF Giulio Tremonti.
La Grecia, pur essendo vicina all’orlo del baratro, pur essendosi già sbilanciata ed essendo precipitata di qualche metro in quel baratro, troverà una mano che la soccorrerà. Che la trascinerà su un elicottero, la rimetterà in sesto e poi chiederà conto.
Gianluca Olivero
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